"Nuoto in un mare di merda ma vivo all'interno di un sottomarino"

martedì 24 settembre 2013

Italia terra bruciata


Hanno venduto la Telecom. Dopo tante altre aziende italiane. Lo chiamano mercato, io la chiamo strategia di guerra.

Mi chiedo infatti se la tattica di questi "grandi manager" italiani non sia la stessa che i Russi usarono contro Napoleone Bonaparte.
Questi manager dei colossi sono tutti legatissimi ai partiti e sanno che quest'ultimi a presto spariranno e loro, i manager, non potranno più fare i loro porci comodi con le aziende italiane a partecipazione statale, o ex-tali. Allora, proprio come i Russi contro i Francesi, indietreggiano e lasciano terra bruciata. Vendono tutto all'estero, insaccando i contanti e lasciano ai futuri governanti italiani solo le macerie.

Poi però in un paese alla fame la colpa andrà al governo (del futuro) e quindi a quelli che proprio colpa non hanno. Quindi l'importante è non farsi fottere dall'inverno, come i Francesi, per l'appunto.

sabato 7 settembre 2013

Haters gonna Hate: l'italiano deve odiare.

Haters gonna Hate, tradotto: gli odiatori (di professione) devono odiare (più o meno).
Nel nostro caso: gli italiani devono odiare, qualcosa, qualcuno, sempre. Non tutti, ma una larga parte. Si potrebbero fare mille esempi, ma ne farò due: la politica e il calcio. Pensateci, l'italiano tifoso di calcio non tifa quasi mai a favore, almeno non solo, tifa contro. Lo Juventino, tifa contro il Milan, l'Inter, il Napoli ecc... il Milanista altrettanto. Gli altri non sono da meno. In politica funziona uguale. Il votante PD(menoL) non vuole che il suo partito faccia qualcosa di buono, che gli frega, vuole che gli altri falliscano. Così come quelli del PDL.

È così che spiego io l'improvviso odio che ha scatenato il Movimento 5 Stelle fin dalla sua nascita, non ci sarebbero altre ragioni logiche. Il Movimento 5 Stelle non prende soldi pubblici, non ha criminali tra le sue fila, non ha mai governato, non ha mai gestito male qualcosa di pubblico, e intanto è odiatissimo da parte della popolazione. Mi sono chiesto per mesi perché. Forse adesso l'ho capito: è una reazione di protezione egoistica.

Tutti gli italiani, oltre ad odiare tutti, sono abituati a lamentarsi sempre di tutto. Fin quando erano però tutti a lamentarsi e nessuno ad agire la cosa poteva anche andare bene, poi però la tragedia: qualcuno si stufa di parlare solamente e decide di agire. È il panico. L'italiano medio si sente come declassato, passa da italiano medio a italiano nullafacente. Gli altri agiscono mentre lui ancora sta lì a lamentarsi solamente e fare lo spettatore. Non lo può accettare.
Le opzioni a quel punto sarebbero due, dimostrare che non sei inutile come persona iniziando ad agire anche tu (opzione dispendiosa) o denigrare chi agisce così da dimostrare che sono peggio degli altri e pulirsi la coscienza (opzione facile). E così gran parte del popolo italico troppo pigro per fare qualcosa decide che è più facile attaccare chi qualcosa ha tentato di farla, magari anche sbagliando qualcosa.

Altrimenti non avrebbe senso attaccare la classe politica per anni e poi quando arriva qualcuno a combatterla correre in sua difesa contro i tuoi concittadini. Giusto, no?

giovedì 18 luglio 2013

L'educazione prima di tutto

Così rispondono i frustrati PDini quando gli fai notare che il "caso Calderoli" è una cavolata e per il caso "Kazakistan" il PD sta difendendo il PDL:
e anche


Complimenti a Rassegnaziones (@rassegnaziones) per l'educazione. Scusata tua madre perché sei venuto cretino.
Auguri.

lunedì 1 luglio 2013

La ri-rivoluzione d'Egitto


In Egitto c'è la rivoluzione, di nuovo. Eh sì, perché se le rivoluzioni sono così istantanee, improvvise e non preparate, poi si finisce per farle male. Voglio dire, una rivoluzione deve essere consistente, preparata e con basi solide. Se no poi si finisce come in Egitto, appunto, dove un anno prima ci sono morti e scontri per cacciare un regime che in parte si ricicla nella rivolta finendo per tornare al potere sotto mentite spoglie e poi, un'anno dopo, ti ritrovi di nuovo le persone nelle stesse piazze, a fare gli stessi scontri, a morire di nuovo(!) per cacciare via il vecchio-barra-(finto)-nuovo regime dal potere. In Italia la rivoluzione sarà anche più lenta, ma sarà radicata, sveglierà le coscienze e muterà la società e le istituzioni dalle fondamenta. Magari stiamo andando molto piano, ma andremo sani e lontano, come dice il detto.

martedì 11 giugno 2013

Collisioni tra stelle


La Gambaro, senatrice a 5 stelle, dà di testa e attacca Grillo, fondatore del movimento. I big dello stesso, astri nascenti della politica, scendono subito in campo, dichiarano solidarietà a Beppe e si scontrano con la Gambaro che definiscono
"in malafede" senza concederle il beneficio del dubbio (che se lo aspettassero?), Grillo che scrive subito un post e le chiede di andarsene. In due parole: la guerra.
Scontri tra stelle, all'interno della più ampia guerra intestina al Movimento 5 Stelle in parlamento tra  "ortodossi" e "dissidenti" (o come dico io io tra 5stelle veri e opportunisti). Guerra che molti si aspettavano, molti auspicavano e molti di più temevano. Io sono sia nella prima che nella seconda categoria. Le elezioni sono finite, almeno per un bel po', ed è ora il momento giusto per fare polizia di infiltrati, di cacciare tutte quei "dissidenti" che non credono al progetto a 5 stelle e il cui unico scopo è fuggire con la cassa. 
Io leggo l'ultimo messaggio di Grillo come un dichiarato tentativo di creare il casus belli per far saltare il tappo e cacciare tutti i dissidenti ed, in questo senso, i big che si sono subito schierati con lui l'hanno fatto perché sapevano che sarebbe arrivato il momento. La mia idea è che dobbiamo fare pulizia subito, ora o mai più. Se aspettiamo troppo, questi infiltrati usciranno lentamente, creando ogni volta la stessa polemica, oppure peggio ancora, il giorno prima delle prossime elezioni, distruggendo il risultato. 
Togliendoceli dai piedi tutti ora invece, ci attireremo sicuro le critiche comuni di tutto il resto d'Italia (come sempre, quindi non cambia niente), ma poi ci ritroveremmo con un movimento solido e compatto, pronto ad andare avanti per la sua strada, portare avanti il progetto, e combattere per il futuro. Meglio un uovo oggi, che una gallina domani.
Tremate!

venerdì 7 giugno 2013

Il vincolo cieco



Supponiamo per un momento che io venga eletto in parlamento e che i miei voti siano arrivati in massa dall'Associazione Buddisti Italiani. Adesso supponiamo che io arrivi in parlamento, ne segue che dunque io sarei lì come rappresentanza dei Buddisti Italiani e solo quelli. Supponiamo infine che arrivato in parlamento io cambi idea, faccia un annuncio e dica "signori, mi sono sbagliato, mi converto al cristianesimo": a quel punto ho il diritto di rimanere al mio posto in parlamento?
La costituzione dice di sì, escludendo il vincolo di mandato. La logica dice di no, chiedendone l'inserimento.
Mi spiego.
Io sono stato votato da tutti i Buddisti che hanno scelto me come unico loro rappresentante. Se io all'improvviso cambio religione, non potrò più rappresentare le loro istanze, ma quelle dei cristiani. In questo modo tutti i buddisti italiani sarebbero tagliati fuori dalla democrazia, senza rappresentanza e senza diritto di parola, nonostante fossero andati a votare e avessero eletto un loro rappresentante.
Come si può allora cambiare idea una volta in parlamento senza subirne conseguenze? Cambiando casacca un parlamentare toglie il diritto di essere rappresentati a tutta quella fetta di popolazione che aveva creduto in lui e questo non è democratico, è un vicolo cieco della democrazia, anzi un vincolo cieco.
Tremate!


giovedì 6 giugno 2013

Qualche consiglio agli scissionisti


Sento sempre molto parlare di dissidenti pronti a lasciare, il numero cambia sempre e finora non si sono visti. Io non so se queste entità siano esseri mitologici partoriti dalla fantasia dei giornalisti o se esistano realmente fatto sta che vorrei dir loro qualche parola.


  1. PD e PDL per noi del movimento sono la stessa cosa. Non si vota la fiducia a nessuno, non ci si allea con nessuno. E no, non vale la scusa "lo facciamo per l'italia", così come non valeva il "lo facciamo per l'europa". 
  2. "I panni sporchi si lavano in casa" - mai come ora vale questa citazione. Purtroppo constato che molti non la applicano e tendono sempre a farlo fuori casa, diffondendo mail private alla stampa e raccontando conversazioni private ai media in generale. Questo non solo è lesivo di un movimento in cui teoricamente dovreste credere ma è anche maleducato. State insultando da soli i vostri genitori o chi vi ha educato, perché evidentemente l'ha fatto male.
  3. Se non ti piacciono le regole, si prova a cambiarle, lottando dall'interno, e coinvolgendo la base sul web, non i giornalisti sciacalli che non aspettano altri di massacrare i poveri cristi in parlamento per noi.
  4. Il PD e il PDL hanno distrutto l'Italia e ci hanno ridotto alla fame. Tenete BENE in mente questo se mai doveste pensare di appoggiarli.
  5. Molti nomi fatti dai giornali per identificare i dissidenti sono spesso personaggi eletti al sud. Ricordo a questi che il sud è stato martoriato, abbandonato, sfruttato, deriso, dileggiato, insultato, calpestato e derubato per decenni dagli stessi politici che promettevano sogni e ora promettono cambiamento. Ricordatevelo prima di allearvi con loro.
  6. Se Beppe Grillo vi da fastidio, o si comporta male con voi, fateglielo presente, discuteteci ma ricordatevi che senza di lui voi non sareste al parlamento italiano, sareste ancora dei signor nessuno.
  7. Ma cosa principale, ricordatevi che la rete non dimentica, e la gente non scorda i TRADITORI.


Dissidenti avvisati...

Tremate!

martedì 28 maggio 2013

Risalire la china

Avevo scritto qualche giorno fa sul mantra del "sonoincalo" che tutti i media ripetono da mesi ormai ripetono. Dopo ieri, poi, ancora di più, festeggiando pure della "debacle" alle amministrative del temibile Movimento 5 Stelle giunto dallo spazio cosmico per impoverire e schiavizzare.
La fitta sassaiola dell'ingiuria (come cantava Branduardi) si è fatta più fitta che mai.
Se noi per controbattere dicessimo che in realtà rispetto alle scorse amministrative abbiamo guadagnato 70mila voti, ci accuserebbero di non fare autocritica. (In effetti le aspettative erano altre, ma erano per l'appunto aspettative non basate su dati reali)
Se dicessimo che il PD ha perso 300mila voti e il PDL 400mila, ci darebbero degli sciacalli.
Se facessimo delle critiche a Beppe e Gianroberto ci direbbero che siamo spaccati e in rivolta.
Niente da fare, per i media o siamo in calo oppure siamo in calo, non ci sono altre possibilità.
E va bene, facciamo finta che abbiamo perso noi, che il tonfo è tutto nostro e non parliamo del PDL che è sparito dalla Val D'Aosta e molti comuni, facciamo così. Allora che fare?
Beh, butto lì qualche proposta:
Smetterla di stare nel mezzo a prendere sberle potrebbe essere un inizio?
In tv vanno solo quelli avversi al M5S che ne dicono peste e corna, con la compiacenza dei presentatori, e nessuno a ribattere: iniziare a mandare qualcuno di mediaticamente forte a ribattere e far notare quanto sono ridicoli? Potrebbe essere un inizio.
Poi magari gare conferenze ogni volta che si presenta una legge?
Pubblicizzare il proprio lavoro in parlamento in tutti i modi possibili?
Cominciare a querelare chi afferma falsità smentite dai fatti?
Far uscire sta dannata piattaforma e coinvolgere attivamente gli iscritti?!?
Risalire la china con tutti contro non è facile, ma non è neanche difficile. Abbiamo contro dei partiti che hanno fatto sfracelli dell'italia e l'hanno ridotta in macerie, non riuscire a battere questi tizi solo perché vogliamo restare puri non è utile e nemmeno intelligente.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.


venerdì 24 maggio 2013

Un erede al trono per i 5 Stelle?

I media ci mettono un secondo a fare un titolone per attaccare Beppe Grillo, ma non dicono mai niente quando dice qualcosa di giusto e sacrosanto. Non l'hanno fatto neanche ieri, quando alla fine di uno dei suoi interventi nelle piazze italiane ha detto qualcosa di particolare. Ha infatti dichiarato: "Quest'anno vanno al voto 1000 comuni, l'anno prossimo saranno 9000. Non posso mica vivere dentro quel camper! Io ho dato la spinta, ma ora il movimento dovrebbe anche iniziare ad andare avanti da solo".
In barba a tutte le accuse di dispotismo e dittatorialismo: Beppe vorrebbe lasciare il passo! Se ne vuole andare, o almeno riposarsi un po' (come dargli torto?).
Ma a questo punto della storia chi potrebbe prenderne il posto? Chi potrebbe succedere a Beppe Grillo, fondatore del Movimento che sta rivoluzionando l'Italia?
Tra i nuovi deputati che il m5s ha portato in parlamento si sono fatti notare in molti, per capacità di comunicazione, intraprendenza ed idee. Allora iniziano a circolare i primi nomi dei "cavalli di razza" del movimento: Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Luigi Di Miao, ecc...
Il movimento è già sul punto di vedere il suo fondatore abdicare? Io personalmente credo di no, ma l'emergere di altre personalità di spicco al suo interno sicuramente non farebbe male.
Ad maiora.

giovedì 23 maggio 2013

Il mantra del "sonoincalo"


I 5 stelle sono in calo. Esatto, il Movimento 5 Stelle è in calo di voti. O almeno questo è il mantra che ripetono ogni giorno i sondaggi, le tv, i giornali, le radio, le riviste, i tg e quant'altro. Ormai è il leitmotiv dei media italiani. Non si capisce poi se sia vero o sia un modo per rassicurare se stessi, ma tant'è.
Intanto poi vai a vedere e liste a 5 stelle nei comuni sono triplicate in un anno e la base è in espansione. Ci sono almeno 15 mila iscrizioni congelate al movimento nazionale e ovunque nuovi attivisti nascono.
Ma poi, se il m5s è in calo, chi dovrebbe salire? Il PD (Partito Defunto) che ha preferito andare con Berlusconi che con i cittadini? o il PDL del nano? Che come prima legge ha proposto di dimezzare le pene per associazione mafiosa? Misteri di fede nel credo del "sonoincalo".
Allora vorremo almeno sapere chi sono questi che dicono che il movimento è in calo: in maggior parte i sondaggisti. Ecco, parliamo di loro. Ad Agorà, sulla RAI quindi, un sondaggista di SWG ci ha illuminato con una delle loro tecniche professionalissime! Parole testuali "prima la percentuale del movimento 5 stelle ci sembrava troppo alta, così abbassavamo i numeri del 4-5% e poi li consegnavamo alla tv. Ora invece i numeri ci sembrano congrui e li diamo più o meno per come sono". Ah beh, se le tecniche sono queste, dovremo proprio aver paura... sicuramente #siamoincalo.
Amen.

sabato 11 maggio 2013

E i "traditori" vennero resuscitati


Prima c'erano i 20 traditori del Movimento 5 Stelle pronti a votare la fiducia a Bersani. Li ricordate? Chi li ha mai visti? Non si è mai saputo di chi si trattasse, mai neanche fotografati da lontano. Poi ci furono gli "almeno 40" traditori pronti a votare Prodi come Presidente della Repubblica. Risultato? Rodotà prese tutti i voti del M5S e a Prodi ne mancarono 101 dal PD stesso.

Però non contenta di questi fallimenti, ecco che la stampa italiana, libera e indipendente, ci ritenta. Forse per loro, i giornalisti, è troppo difficile immaginare che ci possa essere qualcuno coerente con le promesse fatte in campagna elettorale, o forse semplicemente amano fare brutte figure, ma tant'è: a grande richiesta ritornano i TRADITORI del Movimento 5 Stelle, applausi scroscianti.
Stavolta secondo questo articolo de La Stampa sarebbero almeno in 30, avranno fatto la media tra i 20 iniziali e i 40 di Prodi, chissà. Sono pronti a fare una costola indipendente del M5S e starebbero organizzando una riunione segreta per contarsi.
La cosa potrebbe anche essere credibile se non fosse per il piccolo particolare che smaschera ogni volta le notizie di questo stampo: la mancanza di nomi. Se notate bene, l'articolo cita sempre i deputati 5 stelle tranne una volta: le dichiarazioni di questo presunto ribelle. Dice che all'incontro con Grillo Riccardo Nuti annuiva, che Francesco Campanella addirittura ci si scontra e che Alessandro Di Battista prima si dice favorevole, poi contrario. Il punto è che i nomi ci sono, quindi qualcuno di loro potrà smentire oppure confermare il tutto. Invece quando si cita il furibondo deputato che paventa la scissione i riferimenti a lui sono: "Il deputato Cinque Stelle è evidentemente nervoso", "Fuma ossessivamente nel cortile di Montecitorio mentre compulsa l'Ipad che restituisce le ultime esternazioni di Grillo", "Gli suona il telefono. E' un collega del Sud Italia. Il dialogo dura venti minuti" e il gran finale "Fissano un incontro assieme a un drappello di riottosi per la prossima settimana. E' arrivato il momento di contarsi".
La domanda sorge spontanea, perché di tutti si fanno nomi e cognomi e di questo presunto traditore non si conosce niente a parte che fuma, ha l'ipad e sa usare il telefonino? La risposta è altrettanto spontanea: sarà che non esiste ed è stato inventato di sana pianta? Alla fine non fare nomi è il modo migliore per insinuare il dubbio. Non facendo nomi nessuno può smentire l'accaduto e il dubbio si infiltrerà tra le menti di tutti che inizieranno a pensare: "non sarà mica che il mio compagno di banco cospira contro il Movimento?".
Ci sono problemi all'interno dei 5 stelle come ovunque, e ci saranno sempre, ma a me le vicissitudini della vita hanno insegnato che i problemi con la volontà e la calma si risolvono sempre, basta ragionarci su un poco. Noi siamo contenti di tenerci gente con idee diverse, i traditori li lasciamo agli altri.
Saluti.

giovedì 25 aprile 2013

La bandiera Renzi che va col vento


Matteo Renzi prima delle elezioni era l'unico politico di spicco del PD, o quasi, che chiedeva il dialogo con Silvio Berlusconi. Lo aveva pure incontrato più volte. Chiedeva il dialogo anche subito dopo le elezioni quando Bersani gli rispondeva con un forte "no", o fingeva di farlo, e tentava un (finto) dialogo con il Movimento 5 Stelle, dialogo a cui lui, Renzi, è sempre stato molto contrario.
Poi arriva l'elezione del Presidente della Repubblica e Bersani fa marcia indietro e parte già dalla prima votazione con il "dialogo" col PDL: in questo momento Renzi si riscopre di sinistra e accusa Bersani di essere lui il vero inciucista che vuole l'accordo con Berlusconi. Franco Marini fallisce come candidato, affossato dai franchi tiratori interni del PD stesso, e Renzi propone Romano Prodi in chiave anti-Berlusconiana ma poi lo affossa, (probabilmente) insieme a Massimo D'Alema, e torna ad invocare il governo di unità nazionale (indovinate con chi!) con Berlusconi (credo ci foste arrivati da soli ormai).
Re Giorgio Napolitano II, nel frattempo arrivato al bis, deve scegliere un premier ed il nome di Renzi viene fatto più volte. Alla fine però viene scelto Enrico Letta, nipote di Gianni.
Tornando a Renzi, che avevamo lasciato a chiedere il governo con Berlusconi, lo ritroviamo appena messo da parte per il governo e relegato nuovamente al solo compito di sindaco (per cui è pure pagato). Quindi, per rispettare il suo andamento a zig-zag, adesso toccava cambiare nuovamente lato e fare l'anti-Berlusconiano, giusto? Però stavolta si fa più furbo, non è lui che non vuole più Berlusconi, è Berlusconi che ha messo un veto su di lui: non lo voleva al governo. Passando per l'ennesima volta dall'anti-B al pro-B e viceversa.
La domanda sorge spontanea: quando "il Rottamatore" cambierà di nuovo campo? La risposta mi giunge altrettanto spontanea: probabilmente alla prossima folata di vento. Eolo permettendo.

sabato 20 aprile 2013

La guerra atomica del PD


Il PD si è autodistrutto e prima di morire si porterà con sé il paese.
All'interno del PD non vi sono problemi, incomprensioni o idee diverse, è in corso una vera e propria guerra interna nella cui le varie fazioni e dinastie si fronteggiano. Per cosa poi? Per la vittoria? Ma neanche per sogno, ormai tutti hanno capito che sono finiti, il punto adesso è portare con sé all'inferno più nemici possibili. Il problema però qui è uno solo e cioè che per quelli del PD i nemici non sono Berlusconi & Co., manco per idea, per loro i nemici sono i compagni di partito, l'uomo che venti anni fa non gli ha dato il posto di governo, quello che non ha appoggiato la sua candidatura alla commissione una decade fa.
Così Massimo D'Alema lancia i suoi squadroni da caccia contro il nemico Romano Prodi silurandolo, Matteo Renzi bombarda da giorni Pierluigi Bersani fino a, finalmente ieri sera, riuscire a raderlo al suolo, Rosy Bindi scappa allontanandosi dal segretario che aveva finora difeso mentre gli altri pddini si scannano tra loro sparandosi addosso insulti a raffica, nella testata tradizione del "chi piglio piglio".
Eppure pochi giorni fa a Servizio Pubblico Lucia Annunziata ci aveva avvertito e aveva anticipato tutto: "all'interno del PD c'è una profezia che dice che il partito morirà con una guerra nucleare tra D'Alema e Prodi".
Beh, questa guerra c'è appena stata, è andata in scena alla quarta votazione per le elezioni del Presidente della Repubblica Italiana. Ha visto 101 traditori del PD prima applaudire alla candidatura del professore e poi impallinarlo nel segreto dell'urna. La bomba nucleare è esplosa con una potenza devastante e ha mandato in frantumi il Partito Democratico ma non solo, insieme a quest'ultimo ha distrutto l'ultimo briciolo di dignità della sinistra italiana, ha cristallizzato nel ridicolo l'elezione del capo dello stato e ha ucciso le speranze di almeno 10 milioni di elettori che nel PD, incomprensibilmente, credevano ancora, lasciando solo le macerie di quello che una volta era il più grande partito italiano.
La bomba atomica è esplosa, e ne abbiamo sentito tutti il boato, ma stavolta il Movimento 5 Stelle non c'entra nulla, sono riusciti a fare tutto da soli.
BOOM

sabato 13 aprile 2013

La pietra del trionfo



Gesù nell'anno zero disse "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Poi Antoine nel '67 a Sanremo ci fece notare che "se sei buono, ti tirano le pietre, e se sei cattivo, ti tirano le pietre".
Restando in tema geologico, sappiamo che alle scorse elezioni sui vecchi partiti si è rovesciata una frana formata da persone normali, più di otto milioni di rocce. Colpiti tra capo e collo, i sostenitori dei vecchi partiti, che di coraggio ne hanno da vendere (anche visto quello che ci vuole a difendere ancora i partiti), hanno così iniziato una fitta sassaiola verso i nuovi arrivati. Mentre quest'ultimi iniziavano a levarsi qualche sassolino dalla scarpa.

La filosofia di questi nuovi protagonisti della politica è che "se la montagna non va da maometto, maometto va alla montagna". Ma c'ha pensato la gente italica a far capire immediatamente perché il "Bel Paese" va così male. Infatti, come chi lancia il sasso e nasconde la mano, gli italiani hanno manifestato contro i partiti, li hanno criticati, insultati, odiati, per poi correre a loro protezione quando arriva qualcuno che, con fermezza granitica, tenta di cambiare la situazione.
Arriviamo dunque a capire che per gli italiani il cambiamento è davvero troppo pauroso, meglio la certezza di una morte terribile che l'insicurezza di una possibile sopravvivenza. I nuovi, i rivoluzionari, gli onesti e i giusti, qui, vengono lasciati soli.

Così, se i nuovi arrivati hanno delle regole incise nella roccia, sono fascisti. Se non le hanno sono anarchici.
Se le rispettano sono pazzi. Se non lo fanno sono come gli altri.
Se danno la fiducia al PD sono contaminati. Se non la danno sono irresponsabili.
Se non rendicontano le spese, rubano. Se lo fanno sono conti falsi.
Se non presentano leggi in parlamento sono nullafacenti. Se iniziano a presentarle, è solo facciata.
Se si discute all'interno delle riunioni, sono spaccati. Se non lo si fa, sono marionette telecomandate.
Se fanno scegliere il candidato alla Presidenza della Repubblica agli elettori su internet sono dei buffoni. Se invece scelgono i parlamentari, la loro democrazia dal basso è falsa e finta. (Detto da chi poi nel proprio partito non può decidere niente).
Se le votazioni online sono monitorate da agenzie terze, la cosa puzza. Se non le controlla nessuno, sono truccate.
Se si rifanno per problemi di sicurezza, il capo tenta di cambiare il risultato. Se non ci sono problemi, il capo ha imposto il suo risultato.
Se uno vale uno, è una cosa ridicola. Se uno vale molti, non è cambiato niente.

Ma tanto loro, i nuovi, i pazzi visionari, duri come il marmo, vanno avanti. Un granello di sabbia è piccolo, ma tanti granelli fanno una spiaggia.

mercoledì 3 aprile 2013

Entrare in pizzeria ed ordinare un kebab



Chiedere al Movimento 5 Stelle di fare le alleanze con i partiti è come entrare in pizzeria ed ordinare un kebab, ben sapendo che in quel posto i kebab non li fanno proprio. Anzi sull'insegna fuori, prima d'entrare, c'è pure scritto bello grosso "Qui non facciamo Kebab" ma nonostante questo l'elettore-cliente pretende di avere un kebab, si arrabbia con il cameriere-attivista che non vuole riferire l'ordinazione e pretende di parlare col cuoco-deputato, sgridandolo perché non ha intenzione di cambiare idea.
Il problema è che in questa pizzeria i kebab non piacciono, non li hanno mai fatti, non li fanno e non hanno intenzione di farli in futuro. Così in seguito, per placare tutti i dubbi, la pizzeria oltre alla scritta suddetta, aggiunge un altro cartello, sulla porta, così tutti lo vedranno di certo evitando equivoci: "si ricorda alla clientela che qui non si servono Kebab".
Si scatena un putiferio. Tutte le persone che passano insultano i dipendenti del locale e pure gli altri clienti, li accusano di razzismo contro i kebabbari. Loro si difendono dicendo che una pizzeria è una pizzeria, l'hanno sempre detto e che nessuno è costretto a mangiare da loro. Per il kebab si vada da un'altra parte.
La cosa comica è che la maggior parte degli insulti ricevuti arrivano da gente che in quella pizzeria non c'è mai andata a mangiare e che forse non aveva neanche intenzione di farlo.
Buon appetito.

lunedì 1 aprile 2013

M5S, Presidenza della Repubblica: candido mio padre



Il Movimento 5 Stelle sceglierà online il suo candidato alla Presidenza della Repubblica. I cittadini sono tenuti a presentare le loro candidature ed in seguito a votarle. In questo articolo faccio la mia proposta.

Amici come Presidente della Repubblica io candido Mio Padre.
Mio Padre, classe 1954, ha lavorato fin da quando aveva circa 12 anni, si è diplomato come perito nautico ed in Marina è entrato col grado di Sergente. Da quando aveva 17 anni ha lavorato come meccanico di vario genere e poi soprattutto di mezzi pesanti. Lavora da praticamente sempre, e non si ferma un giorno. 
Ha mandato tre figli a scuola, di cui due all'università e ha comprato due case, pagando i mutui relativi, il tutto con un solo stipendio da operaio. Dal 2000 circa ha avuto uno scatto di carriera diventando gestore dell'officina in cui è dipendente.
Mio Padre ha dovuto spostare la pensione una prima volta per lo slittamento dell'età pensionabile, e una seconda volta per la riforma del lavoro. Mio Padre nonostante la crisi non ci ha fatto mancare mai niente.
Tendenzialmente è sempre stato di sinistra, ma mai militante. Deluso da tutti questi partitucoli l'ho finalmente convinto a votare Movimento 5 Stelle.
Secondo me sarebbe un ottimo Presidente della Repubblica.

sabato 30 marzo 2013

Saggi e Sciamani



Napolitano ha nominato i saggi ma i nomi fanno rabbrividire.
Normalmente quando si usa il nome "saggio" l'immaginazione corre ai vecchi delle tribù dei tempi antichi a cui capi e giovani ricorrevano quando avevano bisogno di consigli. Persone in età avanzata e per l'appunto saggi, sapienti, pieni di esperienza da cui traevano ottimi consigli. L'immaginazione si sbaglia.
Nel nostro caso infatti, ad eccezion fatta forse per Valerio Onida (che comunque viene inquadrato in area PD), i vari Violante ed i vari Quagliariello io non li vedo proprio come dei saggi. Vecchi sicuramente, ma saggi no. Vecchie volpi della politica, che si metteranno d'accordo tra loro, partorendo un inciucio camuffato su cui il prossimo governo dovrebbe basarsi. Ecco più che saggi forse sono sciamani, sciamani che creeranno per magia un programma condiviso da destra a sinistra.
Ma non solo i nomi, anche le caratteristiche di questi personaggi però stonano col momento storico che attraversa l'Italia: sono tutti uomini e sopra i cinquanta anni! Ma dove sta il cambiamento? Come si può chiedere a chi ha dimostrato e ammesso di aver fatto patti sottobanco col nemico, come Luciano Violante, adesso di rinnovare l'italia e il sistema di cui fa parte?
La situazione sarebbe già abbastanza ripugnante di sé ma al peggio non c'è mai fine così siamo qui a constatare ancora una volta l'esclusione del Movimento 5 Stelle da tutti i giochi. Non c'è nessuno nelle due commissioni vicino alle nostre idee. C'è gente del PD, del PDL, addirittura di Scelta Civica e anche della Lega, ma nessuno vicino al movimento che ha preso il 25.5% dei voti alle elezioni e primo partito in Italia (intesa come penisola).
È la pistola fumante che comprova l'inciucio? Quello che sospettavamo da tempo e che Grillo denunciava in anticipo? Lo vedremo nei prossimi giorni, ma se davvero fosse così alle prossime elezioni, siano esse ad ottobre o a giugno, stravinceremo e sarà una carneficina (metaforica).
Loro ci escludono per sopraffarci? Noi, guerrieri da tempo rassegnati alla battaglia, stiamo già affilando le armi per il prossimo scontro.
AUGH!

giovedì 28 marzo 2013

Angeli e Demoni (della politica)



La realtà non esiste piú. Niente è ormai oggettivo, tutto soggetto a interpretazione personale. Cosí, per i suoi sostenitori il PD che ha governato finora per 8 degli ultimi 20 anni è diventato il portatore del cambiamento mentre il Movimento 5 Stelle, appena arrivato in parlamento, viene identificato con il nemico del cambiamento e la "causa" della situazione disperata dell'Italia.
Il PD che non hai mai contrastato Berlusconi è diventato la diga al dilagare del PDL e il M5S è diventato alleato di quest'ultimo, accusato addirittura di volerlo favorire (come se non bastasse la non-opposizione della sinistra e le sue leggi mai fatte per favorirlo).
Il PD, che insieme al suo gemello di destra, ha sostenuto Monti per un anno e mezzo nelle sue politiche di austeritá, ora presenta come primo punto il "no all'austerity", dimenticandosi completamente di aver approvato il MES e il Fiscal Compact e di aver condannato l'Italia a 20 anni di austerità e "sangue e lacrime" come era di moda dire qualche mese fa.
In tutto questo, il M5S, che è l'unico partito che si è sempre opposto a queste politiche e le vuole rinegoziare, invece, è additato di voler distruggere l'Italia, di far perdere tempo, di avere una politica fallimentare.
In politica si sapeva che non ci sono mai vincenti e perdenti, ne buoni e cattivi, ma che i Demoni si travestissero da Angeli e accusassero i veri Angeli di essere Demoni, finora non l'avevo mai visto. O forse l'avevo visto, ma la cosa stupefacente è vedere la gente abboccare così facilmente.
Non bisogna essere un sostenitore del M5S per sapere vedere chi ha governato negli ultimi 20 anni, e cosa ha fatto. Non bisogna essere un "grillino" per capire chi ti prende per il culo sapendo di farlo e chi, con tutti i difetti che si vuole, invece si impegna onestamente e in buona fede per un reale cambiamento.
Non ci vuole un esorcista per capire chi è un angelo e chi un demone, basterebbe essere obiettivi ma a quanto pare in Italia gli obiettivi sono esauriti.

lunedì 25 marzo 2013

PDino in Wonderland



Dopo le ultime elezioni politiche e la rivoluzione che hanno portato si è scatenata una vera guerra tra i sostenitori del PD e quelli del Movimento 5 Stelle, tra i sostenitori del PD e quelli del PDL e tra i sostenitori del PD e altri sostenitori del PD. Da tutto questo putiferio ho potuto estrarre una mia teoria che adesso vi illustrerò.
Secondo me l'elettore del PD, e piú genericamente della sinistra, vive in una dimensione parallela che solo lui sa come raggiungere: per facilità la chiamerò Paese delle meraviglie, o Wonderland.
Questa Wonderland, a quanto pare, si fonda su degli assiomi prestabiliti che, in quanto tali, non devono essere dimostrati, sono veri per definizione.
Leggendo cataste di pensieri e commenti di sostenitori del PD quindi si può, con un po' di impegno, stilare una lista di questi assiomi che, come leggi fisiche immutabili, regolano i meccanismi del Paese delle meraviglie del PD.

Ecco quelli che ho identificato io:

  1. L'attivista di sinistra ha ragione. Punto. Le sue idee sono giuste, quelle degli altri sbagliate, a prescindere. Se gli altri non le votano e la loro diventa di minoranza è perché gli altri sono troppo stupidi per capire la  verità di cui sono custodi.
  2. Visto il punto 1, chiunque non sostenga le idee della sinistra, in caso di necessità (della sinistra), è obbligato moralmente a sostenere le idee della sinistra, pena gli insulti, la gogna mediatica e l'essere identificati come "irresponsabili".
  3. La sinistra non ha governato per 8 degli ultimi 20 anni.
  4. La sinistra ha approvato la legge sul conflitto di interessi.
  5. La sinistra non ha mai governato 1 anno e mezzo in coalizione con Berlusconi.
  6. La sinistra ha bloccato lo scudo fiscale.
  7. Chi non fa parte della sinistra può essere insultato e demonizzato senza che questo atteggiamento possa essere definito moralmente deplorevole. Non vale il viceversa.
  8. È giusto commentare i post degli avversari solo per rompere il cazzo e insultare, ma è vietato il contrario.
  9. Le televisioni non sono di sinistra. Se parlano male degli altri e non della sinistra é per via del punto 1.
  10. I giornali sono davvero indipendenti. Vedi punto 9.
  11. Chiunque non sostenga idee di sinistra è chiaramente senza cervello e manovrato da un burattinaio.
Io finora mi sono fermato qua. Mi sono scordato qualche assioma?

martedì 19 marzo 2013

L'euro e la plebaglia




Jacques Attali (Algeri, 1º novembre 1943) è un economista, saggista e banchiere francese. Il compito principale di Attali nel '74 diventa quello di formare Mitterrand (futuro Presidente della Repubblica Francese) sulle materie economiche, che rappresentano il suo punto debole di fronte all'avversario Valéry Giscard d'Estaing.

Una volta eletto presidente della Repubblica, il 10 maggio 1981 Mitterrand nomina Attali suo "consigliere speciale". Oltre a seguire in prima persona l'attività del presidente della Repubblica, prendendo meticolosamente nota degli eventi, il suo compito principale consiste nella preparazione dei vertici internazionali.Resta all'Eliseo fino al 1991, quando è nominato presidente della londinese European Bank for Reconstruction and Development, l'istituzione finanziaria istituita su iniziativa dello stesso Attali dai governi occidentali per accompagnare i paesi dell'Europa Centrale e dell'ex Unione Sovietica nella transizione verso un sistema economico di libero mercato. Resta in carica fino al 1994.
È presidente della "Commissione per la liberazione della crescita" nominata dal presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy il 30 giugno 2007. La commissione è composta da 42 membri fra loro eterogenei per formazione, esperienza professionale e convinzioni politiche. Fra di essi vi sono economisti, analisti, storici, demografi, politici, imprenditori, dirigenti pubblici, giornalisti, ma anche scrittori e medici. Fra i componenti anche membri stranieri, tra cui gli italiani Franco Bassanini e Mario Monti. La commissione ha concluso i suoi lavori il 23 gennaio 2008 con la presentazione di un Rapporto finale comprendente 316 proposte formulate consensualmente dai componenti il collegio.

Vi chiederete perché di questa presentazione. Perché sapete quale è la citazione più nota per cui Jacques Attali è famoso? E' quella dove, parlando con Alain Parguez, disse testuali parole: "Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l'euro l'abbiamo creato per la loro felicità?"

domenica 17 marzo 2013

Calma e sangue freddo


image

Ieri è successo il fattaccio. All'incirca 15 senatori del Movimento 5 Stelle pare abbiano votato per Piero Grasso alle elezioni per il presidente del senato. Va bene, è un errore, un tradimento della volontà popolare che pretendeva equidistanza, ma... ci sono dei ma.

Ma come si fa ad essere equidistanti tra un Grasso, ex-procuratore anti-mafia, ed uno Schifani, indagato per associazione mafiosa?

Ma bisogna considerare le frasi pronunciate da questi senatori prima del voto, che sembrerebbero essere: "Sono siciliano, se vince Schifani quando torno in sicilia mi daranno del mafioso" ha detto uno, "ci fanno il mazzo.." ha aggiunto un altro.

Ma bisogna anche pensare alla "giovinezza" non solo del movimento, ma soprattutto del gruppo al senato. Un gruppo nato da pochi giorni, alla prima esperienza in politica, alla prima occasione seria di decisione. Ci può stare che si commettano errori, se errori li vogliamo chiamare.

Allora io sono contro la caccia alla streghe, alla esecuzioni sommarie e alla richiesta di dimissione in questa fase della storia italiana. Chiediamo chiarezza, va bene, chiediamo che i senatori che han votato per il candidato del PD lo dicano chiaramente e pubblicamente, magari chi vorrà potrà rimettere il suo mandato alla base del movimento, ma non bisogna farli dimettere, non ora. Non possiamo pregiudicare l'inizio di un cammino per un errore che può essere dovuto facilmente all'inesperienza e alla buona fede. Quindi niente dimissioni, si va avanti, più arrabbiati di prima, più compatti di prima e soprattutto più trasparenti! Perché finora non lo siamo stati abbastanza!

Dalla prossima volta che qualcuno sbaglierà allora sì, inizieremo a mandare la gente a casa, ma per la prima volta, viste le condizioni al contorno, credo che potremmo passare avanti.

Per questa volta...

domenica 3 marzo 2013

Il Simbionte del Partiti


image

Fiducia sì o fiducia no?
Alleanza sì o alleanza no?

Al di là di quale sia la mia idea, io in tutta questa discussione ho iniziato a vedere dell’altro. Ho visto il tentativo di invischiare il Movimento 5 Stelle nella melma maleodorante in cui sguazzano i partiti da anni. 

Il Movimento 5 Stelle si è sempre distanziato da tutti i partiti tradizionali, si è dichiarato diverso, estraneo, ed ora che c’è la possibilità di tramutare le parole in fatti è sorto questo problema enorme della “governabilità”. Il politici non si sono mai posti prima il problema di governare bene l’Italia, ma magicamente adesso è la loro fissazione, e poverini non possono farlo perché i cattivoni del Movimento 5 Stelle non gli danno la fiducia. Scaricano tutto il peso del loro fallimento sul Movimento, che, mentre sono tutti d’accordo a dire sia arrivato terzo, a quanto pare diventa magicamente primo quando si tratta di assumersi le responsabilità della nascita/non nascita del prossimo governo.

Dal mio punto di vista tutto questo non ha niente a che fare con il governo dell’Italia, anzi, stanno semplicemente tentando di fare una cosa per noi pericolosissima e letale: stanno cercando di passarci il simbionte.

Avete presente quella melma nera che nelle storie di Spiderman ha creato un suo acerrimo nemico, Venom? Esattamente quella.

Per farla breve, questa melma è in grado di attaccarsi alle persone e trasformarle in estremamente cattive e crudeli prendendone il possesso completo. Anche lo stesso supereroe, indiscutibilmente buono, quando ne cade vittima diventa un super cattivo.

Ecco, i partiti vogliono fare questo! Vogliono attaccarci addosso la vecchia logica partitistica: una volta che i cittadini 5 stelle avranno votato la fiduciasaranno complici, qualsiasi cosa accada, bella o brutta che sia, buona o cattiva, voluta o non, loro ne saranno sempre complici, per stampa, politici, televisione e cittadini (e a ben donde). 

Oppure, peggio ancora, pensate se il movimento desse la fiducia al governo PD e poi, subito dopo, insieme ad una grande riforma accorpassero una delle loro famose porcate (qualche nuovo F-35, la TAV, il rifinanziamento alle missioni militari all’estero ecc..), a quel punto il Movimento dovrebbe votare contro, il governo cadrebbe e secondo voi a chi darebbero la colpa delle mancate riforme? Dai, che lo sapete.
No, non possiamo permetterci nemmeno di sfiorarlo il loro simbionte o potremmo non essere più in grado di liberarcene. Ci fagociterà piano piano, uno ad uno e ci ingloberà dentro il suo essere, dentro il mondo dei vecchi partiti. Diventeremmo come loro, diventeremmo partito, diventeremmo ammuffiti, diventeremmo zombie.

No, non si può votare la fiducia a Venom