"Nuoto in un mare di merda ma vivo all'interno di un sottomarino"

venerdì 7 giugno 2013

Il vincolo cieco



Supponiamo per un momento che io venga eletto in parlamento e che i miei voti siano arrivati in massa dall'Associazione Buddisti Italiani. Adesso supponiamo che io arrivi in parlamento, ne segue che dunque io sarei lì come rappresentanza dei Buddisti Italiani e solo quelli. Supponiamo infine che arrivato in parlamento io cambi idea, faccia un annuncio e dica "signori, mi sono sbagliato, mi converto al cristianesimo": a quel punto ho il diritto di rimanere al mio posto in parlamento?
La costituzione dice di sì, escludendo il vincolo di mandato. La logica dice di no, chiedendone l'inserimento.
Mi spiego.
Io sono stato votato da tutti i Buddisti che hanno scelto me come unico loro rappresentante. Se io all'improvviso cambio religione, non potrò più rappresentare le loro istanze, ma quelle dei cristiani. In questo modo tutti i buddisti italiani sarebbero tagliati fuori dalla democrazia, senza rappresentanza e senza diritto di parola, nonostante fossero andati a votare e avessero eletto un loro rappresentante.
Come si può allora cambiare idea una volta in parlamento senza subirne conseguenze? Cambiando casacca un parlamentare toglie il diritto di essere rappresentati a tutta quella fetta di popolazione che aveva creduto in lui e questo non è democratico, è un vicolo cieco della democrazia, anzi un vincolo cieco.
Tremate!


Nessun commento:

Posta un commento