"Nuoto in un mare di merda ma vivo all'interno di un sottomarino"

giovedì 23 maggio 2013

Il mantra del "sonoincalo"


I 5 stelle sono in calo. Esatto, il Movimento 5 Stelle è in calo di voti. O almeno questo è il mantra che ripetono ogni giorno i sondaggi, le tv, i giornali, le radio, le riviste, i tg e quant'altro. Ormai è il leitmotiv dei media italiani. Non si capisce poi se sia vero o sia un modo per rassicurare se stessi, ma tant'è.
Intanto poi vai a vedere e liste a 5 stelle nei comuni sono triplicate in un anno e la base è in espansione. Ci sono almeno 15 mila iscrizioni congelate al movimento nazionale e ovunque nuovi attivisti nascono.
Ma poi, se il m5s è in calo, chi dovrebbe salire? Il PD (Partito Defunto) che ha preferito andare con Berlusconi che con i cittadini? o il PDL del nano? Che come prima legge ha proposto di dimezzare le pene per associazione mafiosa? Misteri di fede nel credo del "sonoincalo".
Allora vorremo almeno sapere chi sono questi che dicono che il movimento è in calo: in maggior parte i sondaggisti. Ecco, parliamo di loro. Ad Agorà, sulla RAI quindi, un sondaggista di SWG ci ha illuminato con una delle loro tecniche professionalissime! Parole testuali "prima la percentuale del movimento 5 stelle ci sembrava troppo alta, così abbassavamo i numeri del 4-5% e poi li consegnavamo alla tv. Ora invece i numeri ci sembrano congrui e li diamo più o meno per come sono". Ah beh, se le tecniche sono queste, dovremo proprio aver paura... sicuramente #siamoincalo.
Amen.

sabato 11 maggio 2013

E i "traditori" vennero resuscitati


Prima c'erano i 20 traditori del Movimento 5 Stelle pronti a votare la fiducia a Bersani. Li ricordate? Chi li ha mai visti? Non si è mai saputo di chi si trattasse, mai neanche fotografati da lontano. Poi ci furono gli "almeno 40" traditori pronti a votare Prodi come Presidente della Repubblica. Risultato? Rodotà prese tutti i voti del M5S e a Prodi ne mancarono 101 dal PD stesso.

Però non contenta di questi fallimenti, ecco che la stampa italiana, libera e indipendente, ci ritenta. Forse per loro, i giornalisti, è troppo difficile immaginare che ci possa essere qualcuno coerente con le promesse fatte in campagna elettorale, o forse semplicemente amano fare brutte figure, ma tant'è: a grande richiesta ritornano i TRADITORI del Movimento 5 Stelle, applausi scroscianti.
Stavolta secondo questo articolo de La Stampa sarebbero almeno in 30, avranno fatto la media tra i 20 iniziali e i 40 di Prodi, chissà. Sono pronti a fare una costola indipendente del M5S e starebbero organizzando una riunione segreta per contarsi.
La cosa potrebbe anche essere credibile se non fosse per il piccolo particolare che smaschera ogni volta le notizie di questo stampo: la mancanza di nomi. Se notate bene, l'articolo cita sempre i deputati 5 stelle tranne una volta: le dichiarazioni di questo presunto ribelle. Dice che all'incontro con Grillo Riccardo Nuti annuiva, che Francesco Campanella addirittura ci si scontra e che Alessandro Di Battista prima si dice favorevole, poi contrario. Il punto è che i nomi ci sono, quindi qualcuno di loro potrà smentire oppure confermare il tutto. Invece quando si cita il furibondo deputato che paventa la scissione i riferimenti a lui sono: "Il deputato Cinque Stelle è evidentemente nervoso", "Fuma ossessivamente nel cortile di Montecitorio mentre compulsa l'Ipad che restituisce le ultime esternazioni di Grillo", "Gli suona il telefono. E' un collega del Sud Italia. Il dialogo dura venti minuti" e il gran finale "Fissano un incontro assieme a un drappello di riottosi per la prossima settimana. E' arrivato il momento di contarsi".
La domanda sorge spontanea, perché di tutti si fanno nomi e cognomi e di questo presunto traditore non si conosce niente a parte che fuma, ha l'ipad e sa usare il telefonino? La risposta è altrettanto spontanea: sarà che non esiste ed è stato inventato di sana pianta? Alla fine non fare nomi è il modo migliore per insinuare il dubbio. Non facendo nomi nessuno può smentire l'accaduto e il dubbio si infiltrerà tra le menti di tutti che inizieranno a pensare: "non sarà mica che il mio compagno di banco cospira contro il Movimento?".
Ci sono problemi all'interno dei 5 stelle come ovunque, e ci saranno sempre, ma a me le vicissitudini della vita hanno insegnato che i problemi con la volontà e la calma si risolvono sempre, basta ragionarci su un poco. Noi siamo contenti di tenerci gente con idee diverse, i traditori li lasciamo agli altri.
Saluti.

giovedì 25 aprile 2013

La bandiera Renzi che va col vento


Matteo Renzi prima delle elezioni era l'unico politico di spicco del PD, o quasi, che chiedeva il dialogo con Silvio Berlusconi. Lo aveva pure incontrato più volte. Chiedeva il dialogo anche subito dopo le elezioni quando Bersani gli rispondeva con un forte "no", o fingeva di farlo, e tentava un (finto) dialogo con il Movimento 5 Stelle, dialogo a cui lui, Renzi, è sempre stato molto contrario.
Poi arriva l'elezione del Presidente della Repubblica e Bersani fa marcia indietro e parte già dalla prima votazione con il "dialogo" col PDL: in questo momento Renzi si riscopre di sinistra e accusa Bersani di essere lui il vero inciucista che vuole l'accordo con Berlusconi. Franco Marini fallisce come candidato, affossato dai franchi tiratori interni del PD stesso, e Renzi propone Romano Prodi in chiave anti-Berlusconiana ma poi lo affossa, (probabilmente) insieme a Massimo D'Alema, e torna ad invocare il governo di unità nazionale (indovinate con chi!) con Berlusconi (credo ci foste arrivati da soli ormai).
Re Giorgio Napolitano II, nel frattempo arrivato al bis, deve scegliere un premier ed il nome di Renzi viene fatto più volte. Alla fine però viene scelto Enrico Letta, nipote di Gianni.
Tornando a Renzi, che avevamo lasciato a chiedere il governo con Berlusconi, lo ritroviamo appena messo da parte per il governo e relegato nuovamente al solo compito di sindaco (per cui è pure pagato). Quindi, per rispettare il suo andamento a zig-zag, adesso toccava cambiare nuovamente lato e fare l'anti-Berlusconiano, giusto? Però stavolta si fa più furbo, non è lui che non vuole più Berlusconi, è Berlusconi che ha messo un veto su di lui: non lo voleva al governo. Passando per l'ennesima volta dall'anti-B al pro-B e viceversa.
La domanda sorge spontanea: quando "il Rottamatore" cambierà di nuovo campo? La risposta mi giunge altrettanto spontanea: probabilmente alla prossima folata di vento. Eolo permettendo.

sabato 20 aprile 2013

La guerra atomica del PD


Il PD si è autodistrutto e prima di morire si porterà con sé il paese.
All'interno del PD non vi sono problemi, incomprensioni o idee diverse, è in corso una vera e propria guerra interna nella cui le varie fazioni e dinastie si fronteggiano. Per cosa poi? Per la vittoria? Ma neanche per sogno, ormai tutti hanno capito che sono finiti, il punto adesso è portare con sé all'inferno più nemici possibili. Il problema però qui è uno solo e cioè che per quelli del PD i nemici non sono Berlusconi & Co., manco per idea, per loro i nemici sono i compagni di partito, l'uomo che venti anni fa non gli ha dato il posto di governo, quello che non ha appoggiato la sua candidatura alla commissione una decade fa.
Così Massimo D'Alema lancia i suoi squadroni da caccia contro il nemico Romano Prodi silurandolo, Matteo Renzi bombarda da giorni Pierluigi Bersani fino a, finalmente ieri sera, riuscire a raderlo al suolo, Rosy Bindi scappa allontanandosi dal segretario che aveva finora difeso mentre gli altri pddini si scannano tra loro sparandosi addosso insulti a raffica, nella testata tradizione del "chi piglio piglio".
Eppure pochi giorni fa a Servizio Pubblico Lucia Annunziata ci aveva avvertito e aveva anticipato tutto: "all'interno del PD c'è una profezia che dice che il partito morirà con una guerra nucleare tra D'Alema e Prodi".
Beh, questa guerra c'è appena stata, è andata in scena alla quarta votazione per le elezioni del Presidente della Repubblica Italiana. Ha visto 101 traditori del PD prima applaudire alla candidatura del professore e poi impallinarlo nel segreto dell'urna. La bomba nucleare è esplosa con una potenza devastante e ha mandato in frantumi il Partito Democratico ma non solo, insieme a quest'ultimo ha distrutto l'ultimo briciolo di dignità della sinistra italiana, ha cristallizzato nel ridicolo l'elezione del capo dello stato e ha ucciso le speranze di almeno 10 milioni di elettori che nel PD, incomprensibilmente, credevano ancora, lasciando solo le macerie di quello che una volta era il più grande partito italiano.
La bomba atomica è esplosa, e ne abbiamo sentito tutti il boato, ma stavolta il Movimento 5 Stelle non c'entra nulla, sono riusciti a fare tutto da soli.
BOOM

sabato 13 aprile 2013

La pietra del trionfo



Gesù nell'anno zero disse "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Poi Antoine nel '67 a Sanremo ci fece notare che "se sei buono, ti tirano le pietre, e se sei cattivo, ti tirano le pietre".
Restando in tema geologico, sappiamo che alle scorse elezioni sui vecchi partiti si è rovesciata una frana formata da persone normali, più di otto milioni di rocce. Colpiti tra capo e collo, i sostenitori dei vecchi partiti, che di coraggio ne hanno da vendere (anche visto quello che ci vuole a difendere ancora i partiti), hanno così iniziato una fitta sassaiola verso i nuovi arrivati. Mentre quest'ultimi iniziavano a levarsi qualche sassolino dalla scarpa.

La filosofia di questi nuovi protagonisti della politica è che "se la montagna non va da maometto, maometto va alla montagna". Ma c'ha pensato la gente italica a far capire immediatamente perché il "Bel Paese" va così male. Infatti, come chi lancia il sasso e nasconde la mano, gli italiani hanno manifestato contro i partiti, li hanno criticati, insultati, odiati, per poi correre a loro protezione quando arriva qualcuno che, con fermezza granitica, tenta di cambiare la situazione.
Arriviamo dunque a capire che per gli italiani il cambiamento è davvero troppo pauroso, meglio la certezza di una morte terribile che l'insicurezza di una possibile sopravvivenza. I nuovi, i rivoluzionari, gli onesti e i giusti, qui, vengono lasciati soli.

Così, se i nuovi arrivati hanno delle regole incise nella roccia, sono fascisti. Se non le hanno sono anarchici.
Se le rispettano sono pazzi. Se non lo fanno sono come gli altri.
Se danno la fiducia al PD sono contaminati. Se non la danno sono irresponsabili.
Se non rendicontano le spese, rubano. Se lo fanno sono conti falsi.
Se non presentano leggi in parlamento sono nullafacenti. Se iniziano a presentarle, è solo facciata.
Se si discute all'interno delle riunioni, sono spaccati. Se non lo si fa, sono marionette telecomandate.
Se fanno scegliere il candidato alla Presidenza della Repubblica agli elettori su internet sono dei buffoni. Se invece scelgono i parlamentari, la loro democrazia dal basso è falsa e finta. (Detto da chi poi nel proprio partito non può decidere niente).
Se le votazioni online sono monitorate da agenzie terze, la cosa puzza. Se non le controlla nessuno, sono truccate.
Se si rifanno per problemi di sicurezza, il capo tenta di cambiare il risultato. Se non ci sono problemi, il capo ha imposto il suo risultato.
Se uno vale uno, è una cosa ridicola. Se uno vale molti, non è cambiato niente.

Ma tanto loro, i nuovi, i pazzi visionari, duri come il marmo, vanno avanti. Un granello di sabbia è piccolo, ma tanti granelli fanno una spiaggia.

mercoledì 3 aprile 2013

Entrare in pizzeria ed ordinare un kebab



Chiedere al Movimento 5 Stelle di fare le alleanze con i partiti è come entrare in pizzeria ed ordinare un kebab, ben sapendo che in quel posto i kebab non li fanno proprio. Anzi sull'insegna fuori, prima d'entrare, c'è pure scritto bello grosso "Qui non facciamo Kebab" ma nonostante questo l'elettore-cliente pretende di avere un kebab, si arrabbia con il cameriere-attivista che non vuole riferire l'ordinazione e pretende di parlare col cuoco-deputato, sgridandolo perché non ha intenzione di cambiare idea.
Il problema è che in questa pizzeria i kebab non piacciono, non li hanno mai fatti, non li fanno e non hanno intenzione di farli in futuro. Così in seguito, per placare tutti i dubbi, la pizzeria oltre alla scritta suddetta, aggiunge un altro cartello, sulla porta, così tutti lo vedranno di certo evitando equivoci: "si ricorda alla clientela che qui non si servono Kebab".
Si scatena un putiferio. Tutte le persone che passano insultano i dipendenti del locale e pure gli altri clienti, li accusano di razzismo contro i kebabbari. Loro si difendono dicendo che una pizzeria è una pizzeria, l'hanno sempre detto e che nessuno è costretto a mangiare da loro. Per il kebab si vada da un'altra parte.
La cosa comica è che la maggior parte degli insulti ricevuti arrivano da gente che in quella pizzeria non c'è mai andata a mangiare e che forse non aveva neanche intenzione di farlo.
Buon appetito.

lunedì 1 aprile 2013

M5S, Presidenza della Repubblica: candido mio padre



Il Movimento 5 Stelle sceglierà online il suo candidato alla Presidenza della Repubblica. I cittadini sono tenuti a presentare le loro candidature ed in seguito a votarle. In questo articolo faccio la mia proposta.

Amici come Presidente della Repubblica io candido Mio Padre.
Mio Padre, classe 1954, ha lavorato fin da quando aveva circa 12 anni, si è diplomato come perito nautico ed in Marina è entrato col grado di Sergente. Da quando aveva 17 anni ha lavorato come meccanico di vario genere e poi soprattutto di mezzi pesanti. Lavora da praticamente sempre, e non si ferma un giorno. 
Ha mandato tre figli a scuola, di cui due all'università e ha comprato due case, pagando i mutui relativi, il tutto con un solo stipendio da operaio. Dal 2000 circa ha avuto uno scatto di carriera diventando gestore dell'officina in cui è dipendente.
Mio Padre ha dovuto spostare la pensione una prima volta per lo slittamento dell'età pensionabile, e una seconda volta per la riforma del lavoro. Mio Padre nonostante la crisi non ci ha fatto mancare mai niente.
Tendenzialmente è sempre stato di sinistra, ma mai militante. Deluso da tutti questi partitucoli l'ho finalmente convinto a votare Movimento 5 Stelle.
Secondo me sarebbe un ottimo Presidente della Repubblica.